Quella della Marvel è una delle storie più entusiasmanti per gli appassionati di fumetti. Nata nel 1939 grazie a un’idea di Martin Goodman, la casa editrice americana ha dato vita a personaggi come Spider-Man e Captain America, Hulk e Iron Man, Thor e gli X-Men. La mostra AMAZING. 80 (e più) anni di supereroi Marvel celebra, a 85 anni dalla nascita, una delle più importanti case editrici al mondo, fondata nel 1939 da Martin Goodman.
L’esposizione – che si terrà a Torino presso il Palazzo Barolo fino al 9 marzo – si concentra sul percorso artistico, dagli anni Quaranta al 2023, che ha dato vita a personaggi indimenticabili quali L’uomo ragno, Hulk, Thor, Capitan America, i Fantastici Quattro e tantissimi altri, sotto la guida di sceneggiatori innovativi e la punta della matita di grandi maestri.
Tavole originali, manifesti, poster, memorabilia, oggettistica, giocattoli e ingrandimenti scenografici dedicati alle vignette più memorabili compongono il racconto visivo di un’evoluzione ancora in atto, che ha portato le creazioni di Marvel a ispirare film e serie televisive di enorme successo, con il supporto di pannelli esplicativi e timeline che riassumono, decennio per decennio, le tappe principali della sua storia.
Come il cinema italiano racconta il più tricolore dei caffè
Il caffè più iconico è stato protagonista di numerose pellicole in scene diventate dei veri e propri cult, che raccontano la ritualità, la passione e l’ironia dello stile di vita degli abitanti del Belpaese.
Milano, 21 novembre 2024 – Ogni giorno è perfetto per celebrare il caffè espresso. Ma il 23 novembre lo è ancora di più: in questa giornata, infatti, si festeggia l’Espresso Day, una delle varianti di caffè più amate e gustate in tutto il mondo. Se è vero che ogni giorno sono oltre 3 miliardi le tazzine di caffè consumate a livello globale, la maggior parte di queste accoglie proprio il frutto del metodo di estrazione più diffuso che, come tante altre invenzioni iconiche, deve i propri natali all’Italia.
Dal brevetto del 1884 di Angelo Moriondo della prima macchina da bar in grado di estrarre un caffè rapidamente (come un treno espresso, come recitava un celebre manifesto pubblicitario del 1922) a quello del 1948 della macchina a leva che diede la caratteristica crema color nocciola, fino alle rivisitazioni più innovative dei giorni nostri, il genio e la creatività italiani hanno accompagnato l’evoluzione dell’espresso ai giorni nostri, trasformandolo in uno dei simboli più riconoscibili del Made in Italy.
Con un legame così profondo con i valori che caratterizzano il nostro lifestyle, l’espresso non poteva che essere protagonista di una delle arti che meglio ha messo in scena l’essenza stessa dell’essere italiani: il cinema. Sono numerose, infatti, le pellicole in cui questo particolare tipo di caffè è diventato protagonista alla pari degli stessi attori, in scene diventate dei veri e propri cult. La scenografia è, quasi sempre, il bar, luogo magico in cui si svolge la commedia della vita e dove si incontrano le personalità più diverse, unite dallo stesso, irrinunciabile rito della tazzina.
Sul grande schermo, il caffè è un pretesto per raccontare ideali e sentimenti: con Totò ne “La banda degli onesti”, diventa la metafora per spiegare il capitalismo a un ingenuo Peppino, con lo zucchero che si trasforma nell’ambito capitale desiderato da approfittatori e disonesti, mentre in “Vieni avanti cretino” si mescola alla discussione di una coppia, confondendo il cameriere Lino Banfi e dando vita a improbabili caffè corretti “con humour” e “con utopia”. Ma è anche lo spunto per mettere in scena altri simboli tipicamente italiani, come il tifo calcistico: nel film “Il tifoso, l’arbitro e il calciatore”, le tazzine del bar “Forza Lupi” sono rigorosamente giallorosse, per obbligare i tifosi avversari, in particolare i laziali, a baciare i colori della Roma.
Non può mancare la rappresentazione del caffè espresso come un rituale: per caricarsi prima di un lungo viaggio, come quello rocambolesco che l’emigrato Pasquale Amitrano, alias Carlo Verdone, dovrà affrontare per tornare a votare nel suo paese natale in “Bianco rosso e Verdone”, ma anche per conoscersi, come fanno i due protagonisti de “Il giorno in più”. Un’abitudine irrinunciabile e buona per tutte le tasche, da quelle con pochi spiccioli come quelle di Francesco Scianna e Ficarra in “Baaria”, che si dividono un caffè al bancone per non ordinarne uno a testa, a quelle vuote di Roberto Benigni ne “Il mostro”, che riesce a fare colazione con caffè e cornetto rubandole con scaltrezza agli altri avventori del bar.
Un’enciclopedia non basterebbe a raccontare le infinite interpretazioni che gli italiani fanno del caffè quando lo bevono al bar, ma il cinema ci ha provato in diverse occasioni, tra chi non accetta un espresso che non sia preparato a regola d’arte e che non abbia il caratteristico colore nocciola tendente al testa di moro, come Claudio Bisio in “Bar Sport”, e chi non riesce a fare a meno di abbondare con lo zucchero, nonostante lo sguardo del barista, come Paola Cortellesi in “C’è ancora domani”. Senza dimenticare le innumerevoli variazioni (marocchino, macchiato, mokacioc, con ginseng o corretto grappa) che in “Benvenuti al Nord” scoraggiano Alessandro Siani dall’ordinare un espresso in un bar di Milano, facendolo ripiegare su un bicchiere d’acqua. Perché il caffè è un’esperienza che ognuno vive a modo proprio, ma che unisce in un grande rito collettivo. Proprio come il cinema.
“Se il caffè è da sempre legato allo stile di vita italiano, l’espresso è il simbolo che più si lega anche alla nostra storia. Oltre ad averlo inventato, abbiamo saputo migliorarlo, adattarlo a nuove abitudini di consumo, rinnovarlo, senza perdere il gusto della tradizione e l’artigianalità che hanno reso grandi nel mondo le nostre aziende, dalle torrefazioni alle produttrici di macchine. Non è un caso che il 62% degli italiani lo consideri il caffè più legato allo stile di vita del Belpaese anche all’estero: bere un espresso, in ogni parte del mondo, significa ritrovare la passione, la ritualità e la gestualità che circondano da sempre questa bevanda così amata”, dichiara Michele Monzini, presidente di Consorzio Promozione Caffè, che da oltre 30 anni riunisce le principali aziende che producono e commercializzano le diverse tipologie di caffè oltre che i produttori di macchine professionali per l’Ho.Re.Ca e fornitori di attrezzatura.
Il 20 settembre Sophia Loren ha spento 90 candeline e tra maratone dei suoi film cult, mostre, eventi ad ogni angolo del globo, tutti i fan hanno celebrato l’attrice che nell’immaginario collettivo rimarrà per sempre l’ultima vera diva del cinema italiano e internazionale.
Un concentrato di bellezza, talento, ironia, sensualità e carisma ha dato vita ad una carriera iniziata nel 1950. Sophia Loren, pseudonimo di Sofia Costanza Brigida Villani Scicolone entra a far parte della settima arte molto giovane e s’impone grazie ai suoi ruoli in film commedia come Pane, amore e… e in pellicole come Un marito per Cinzia e La baia di Napoli. Verrà diretta nel 1960 da Vittorio De Sica ne La ciociara, per il quale vinse il Premio Oscar, mentre nel 1991 le viene assegnato l’Oscar onorario. Altri suoi film che hanno fatto la storia del cinema italiano sono Una giornata particolare, Ieri, oggi, domani e Matrimonio all’italiana. Durante la sua carriera è stata diretta, tra gli altri, da mostri sacri del cinema come Sidney Lumet, Charlie Chaplin, Dino Risi, Mario Monicelli, Ettore Scola e Vittorio De Sica e ha recitato accanto a Marcello Mastroianni, Totò, Marlon Brando, Charlton Heston, Cary Grant, John Wayne, Clark Gable, Burt Lancaster, Paul Newman, Richard Burton, Gregory Peck, Frank Sinatra, William Holden e tanti altri.
L’enorme lista di premi vinti sono anche un riassunto dell’importanza del cinema nel mondo: due Premi Oscar, cinque Golden Globe, un Leone d’Oro, un Grammy Award, una Coppa Volpi al Festival di Venezia, un Prix al Festival di Cannes, un Orso d’Oro alla carriera al Festival di Berlino e una stella sulla celebre Hollywood Walk of Fame.
Una vera e propria icona italiana, inclusa la cucina. Infatti ammette: “Nella mia vita ho avuto tante passioni, una di queste è senza dubbio il cibo. Nessun regista è mai riuscito a mettermi a dieta e non ho mai rinunciato a un buon piatto di pastasciutta in favore della linea.”
La Fontana di Trevi è uno dei luoghi più fotografati e visitati di Roma, che attira ogni giorno tra gli ottomila e i dodicimila turisti. Questo straordinario afflusso ha portato a un costante sovraffollamento, che rende sempre più difficile apprezzare la bellezza del monumento.
Sembra essere sempre più consistente il progetto di rendere l’accesso a pagamento dal prossimo anno. I turisti dovranno pagare 2 euro per sedersi per 30 minuti sui gradini e romani, invece, nessun pedaggio. Lo scopo è quello di contrastare l’assedio quotidiano alla celebre scenografia di Nicola Salvi del 1762, canto del cigno della Roma barocca. L’operazione sembra riprendere su scala puntuale il principio adottato a livello urbano da Venezia.
Si tratta di uno dei monumenti più visitati nella capitale, non solo per la sua bellezza, ma anche grazie ai celebri film di Totò e Fellini. Non esistono dati ufficiali sul numero di persone che la frequentano, ma la maggioranza dei 21 milioni di turisti che lo scorso anno hanno ha pernottato a Roma è facilmente venuta ad ammirarla. Quel che è certo è che la piccola piazza è sempre molto affollata e la circolazione è sempre difficile, con possibili rischi per l’ordine pubblico e di preservazione dell’opera.
Molti turisti amano gettare una monetina nella fontana perché secondo la leggenda nata nel 1954 con il film “Tre soldi nella fontana di Trevi” lanciando una moneta nella fontana tornerai a Roma. Lanciando due monete nella fontana troverai l'amore con un italiano e con tre monete ti sposerai con la persona che hai conosciuto.
Pagheresti per poter ammirare con calma lontano dalla folla il monumento simbolo della “Dolce Vita” felliniana?
Conosciuta come la passeggiata più romantica del mondo, la Via dell’Amore si trova in Liguria, incastonata tra Riomaggiore e Manarola. Il percorso, lungo appena un chilometro, si snoda attorno ai villaggi che compongono le Cinque Terre, patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Il sentiero lastricato abbraccia la costa e offre una vista mozzafiato sul mare. Venne costruito durante la modernizzazione della linea ferroviaria tra Genova e La Spezia all’inizio del XX secolo. Il sentiero fu scavato nella dura parete rocciosa a strapiombo sul mare e la leggenda narra che divenne luogo di incontro per gli innamorati delle città Manarola e Riomaggiore. Il cammino pedonale panoramico tra i più belli al mondo fu chiuso nel 2012 a seguito di una frana che ferì dei turisti e reso inagibile la via. Lo scorso anno fu riaperto un tratto di 170 metri, ma solo su prenotazione. Finalmente la Via dell’Amore sarà riaperta totalmente al pubblico questa estate, dal 19 luglio.
De “Wijn-tonic” is een alternatieve versie van de klassieke gin tonic, die de horeca aan het veroveren is, waar men altijd op zoek is naar een nieuwe trend. Bereid met witte wijn in plaats van gin, is dit drankje een uniek alternatief, gewaagd en verfijnd. Een combinatie, waarbij droge witte wijn en tonic een verfrissing brengen met perfect geïntegreerde aroma’s, zoals citrusvruchten, kruiden (in ons geval munt) of bosvruchten.
Ingrediënten
150 ml droge witte wijn
2-3 blaadjes verse munt
1 limoen of citroen
2-3 schijfjes komkommer
120 ml tonicwater
ijsblokjes
Bereiding
Snij de limoen of citroen in plakjes en snij de komkommer in schuine plakken.
Om het aroma het beste tot ontwikkeling te laten komen, kneus je kort met de hand de blaadjes munt en voeg ze toe aan het glas. Knijp vervolgens het sap uit de andere helft van de limoen of citroen en voeg het toe aan de andere ingrediënten.
Voeg ook de plakjes limoen en komkommer toe in het glas, vul het met de witte wijn en tonic en voeg ijsblokjes toe. Proost!!
“L’art négre? Connais pas”, rispose Picasso a un critico d’arte con impassibile faccia tosta. Ma il suo atelier era pieno di sculture e maschere africane, che lo ispirarono nell’inventare un linguaggio artistico di dirompente novità. Il Mudec di Milano prova a ricostruire la vera storia dell’attrazione del Maestro per l’arte africana, in una mostra che segue l’evoluzione del suo stile passo dopo passo. Frutto di un ambizioso progetto in collaborazione con tutti i principali musei spagnoli che possiedono le opere più importanti del maestro spagnolo, la mostra aperta fino al 30 giugno presenta dipinti, sculture, con un focus sulla genesi del rivoluzionario capolavoro delle Demoiselles d’Avignon.
L’omaggio di Milano a Picasso (che nel 2023 ha celebrato i 50 anni dalla morte) non finisce qui. Dal 20 settembre 2024 al 2 febbraio 2025 a Palazzo Reale si terrà la mostra Picasso, lo straniero che riporterà alla luce la curiosa storia della sua condizione di immigrato in Francia, dove trascorse per gran parte della vita senza mai prendere la cittadinanza. Sono circa 80 le opere attese, in un progetto costruito attorno ai temi dell’accoglienza e della relazione con l’altro.
A partire dal ponte del 25 aprile 2024, proprio nel giorno di San Marco, patrono della città, sarà obbligatorio pagare un ticket d’ingresso a Venezia. Il meccanismo prevede un pagamento iniziale di 5 euro che deve essere corrisposto da ogni persona fisica di età superiore ai 14 anni che accede alla città per una visita giornaliera. Attenzione però perché non bisognerà pagare per accedere a Venezia sempre, ma solo in quelle giornate che vengono ritenute a rischio affluenza record.
Come procedere per i pagamenti? Collegandosi all’indirizzo web https://cda.ve.it/it/ dove si può fare richiesta per ricevere il QR Code da esibire in caso di controlli. Il titolo attesterà il pagamento del contributo o la condizione di esclusione o esenzione e andrà sempre conservato. Non sono previste riduzioni, né ci saranno maggiorazioni del contributo di accesso in nessun caso. Il pagamento è richiesto solo a chi accede alla città antica e non alle isole minori, quindi non a chi si limita a visitare Murano, Burano, Lido, Pellestrina e le altre isole della laguna. Il contributo è richiesto a tutte le persone sopra i 14 anni che entreranno a Venezia che non soggiornano in un hotel nel Comune.
La 74esima edizione del Festival di Sanremo, la sesta consecutiva condotta con maestria da Amadeus, è arrivata al suo atto conclusivo dopo che le prime quattro serate hanno regalato emozioni, bellissime canzoni, polemiche e grandi dati d’ascolto. A vincere è stata Angelina Mango con La noia (scritta da Madame) secondo posto Geolier, medaglia di bronzo per Annalisa, seguono Ghali e Irama.
Angelina, nata nel 2001, è la seconda figlia del grande cantautore Mango e Laura Valente, voce dei Matia Bazar dopo l’abbandono del gruppo da parte di Antonella Ruggiero. La carriera della giovane cantante sembra inarrestabile e presto la vedremo sul palco dell’Eurovision a rappresentare l’Italia.
Quanti disegni ho fatto Rimango qui e li guardo Nessuno prende vita Questa pagina è pigra Vado di fretta E mi hanno detto che la vita è preziosa Io la indosso a testa alta sul collo La mia collana non ha perle di saggezza A me hanno dato le perline colorate Per le bimbe incasinate con i traumi Da snodare piano piano con l’età Eppure sto una Pasqua, guarda, zero drammi Quasi quasi cambio di nuovo città Che a stare ferma a me mi viene, a me mi viene La noia La noia La noia La noia Muoio senza morire, in questi giorni usati Vivo senza soffrire, non c’è croce più grande Non ci resta che ridere in queste notti bruciate Una corona di spine sarà il dress-code per la mia festa Ah, è la cumbia della noia, mmh È la cumbia della noia Total Ah, è la cumbia della noia È la cumbia della noia Total Quanta gente nelle cose vede il male Viene voglia di scappare come iniziano a parlare E vorrei dirgli che sto bene ma poi mi guardano male Allora dico che è difficile campare Business, parli di business Intanto chiudo gli occhi per firmare i contratti, mmh Princess, ti chiama “princess” Allora adesso smettila di lavare i piatti Muoio senza morire, in questi giorni usati Vivo senza soffrire, non c’è croce più grande Non ci resta che ridere in queste notti bruciate Una corona di spine sarà il dress-code per la mia festa Ah, è la cumbia della noia È la cumbia della noia Total Ah, è la cumbia della noia È la cumbia della noia Total Allora scrivi canzoni? Sì, le canzoni d’amore E non ti voglio annoiare Ma qualcuno le deve cantare Cumbia, ballo la cumbia Se rischio di inciampare almeno fermo la noia Quindi faccio una festa, faccio una festa Perché è l’unico modo per fermare, per fermare, per fermare, ah La noia La noia La noia La noia Muoio perché morire rende i giorni più umani Vivo perché soffrire fa le gioie più grandi Non ci resta che ridere in queste notti bruciate Una corona di spine sarà il dress-code per la mia festa È la cumbia della noia È la cumbia della noia Total Ah, è la cumbia della noia È la cumbia della noia Total
Sapevate che la carbonara è una ricetta americana, i tortellini bolognesi avevano il ripieno di pollo, il pomodoro di Pachino è stato creato in Israele? Non solo, fino alla metà del secolo scorso la maggior parte degli italiani non conosceva la pizza e in Sicilia il consumo di riso era pari a zero, con buona pace della disputa tra arancini e arancine. Insomma: tantissimi prodotti tipici italiani, gran parte dei piatti e la stessa dieta mediterranea sono buonissimi, ma le leggende di storia e sapienza che li accompagnano sono invenzioni molto più recenti, per lo più degli anni Settanta. La ricerca storica quasi sempre smentisce le origini arcaiche delle nostre specialità culinarie, facendoci scoprire che molte ricette cui attribuiamo radici antichissime…sono in realtà invenzioni recenti. Con “DOI – Denominazione di origine inventata”, Alberto Grandi, professore di “Storia dell’alimentazione” e preside del corso di laurea in “Economia e management” all’Università di Parma ha creato un podcast molto divertente e un libro autorevole, che farà arrabbiare tutti coloro che sono innamorati del grande mito della tipicità italiana.