Monnikentaart

De Monnikentaart is een authentiek dessert met een eeuwenoude oorsprong: een eenvoudig recept dat naar verluidt rond 1300 is ontstaan in het klooster van Santa Chiara, vlakbij Siena. Het is een variant van ricotta-taart zonder bloem. In dit geval wordt amandelmeel gebruikt, wat de taart een intensere smaak geeft.
De nonnen bereidden eenvoudige desserts met bescheiden maar voedzame ingrediënten, die ze vaak buiten verkochten om het klooster te onderhouden. Na verloop van tijd werd het een traditioneel dessert in de volkskeuken, vooral in Midden-Italië.

Ingrediënten

  • 3 eieren
  • 200 gram suiker
  • 300 gram goed uitgelekte ricotta van koemelk
  • 200 gram amandelmeel
  • geraspte citroen- of sinaasappelschil
  • poedersuiker naar smaak

Bereiding
Klop de eieren met de suiker tot een lichtgeel mengsel. Roer de uitgelekte ricotta en de citroenschil erdoor. Voeg de bloem toe.
Giet het beslag in een ingevette en met bloem bestrooide taartvorm. Bak in een voorverwarmde oven op 170-180 graden gedurende 40 à 45 minuten. Laat afkoelen en bestrooi met poedersuiker.
Het wordt vanzelf een zachte en vochtige taart, net als in de meest eenvoudige versie van de nonnen.

La cucina italiana patrimonio Unescoè unica nel suo genere

La cucina italiana è stata ufficialmente riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità nel dicembre 2025, un riconoscimento storico che premia la sua ricchezza, le tradizioni, le pratiche sociali e i valori legati alla convivialità, segnando la prima volta che un’intera tradizione gastronomica nazionale ottiene tale titolo. Questo status celebra non solo i piatti, ma anche le ricette tramandate, il rispetto per gli ingredienti e il ruolo sociale del cibo nella vita quotidiana italiana, rafforzando i legami intergenerazionali. Nella candidatura non c’entrano ricette, prodotti o riti relativi alla preparazione: l’UNESCO tutela il patrimonio culturale immateriale, ossia pratiche, saperi, gesti, rituali e valori sociali che si tramandano nel tempo. 

Nel caso italiano sono riconosciute la dieta mediterranea e l’arte del pizzaiolo napoletano per il loro valore culturale, identitario e sociale. Questo riconoscimento serve a proteggere le tradizioni a trasmetterle alle nuove generazioni e a valorizzare il cibo come espressione di cultura e non solo come prodotto commerciale.

Torta delle Monache

La torta delle monache è un dolce genuino dalle origini antiche: una ricetta semplice che si dice fosse già preparata intorno al 1300 nel convento di Santa Chiara, vicino a Siena. Si tratta di una variante della torta di ricotta senza farina: in questo caso è presente la farina di mandorle, che le conferisce un sapore più intenso.

Le monache preparavano dolci semplici con ingredienti poveri ma nutrienti, spesso da vendere all’esterno per sostenere il convento. È diventata, col tempo, un dolce tradizionale della cucina popolare, soprattutto nel Centro Italia.

Ingredienti
•    3 uova
•    200 g zucchero
•    300 g ricotta vaccina ben scolata
•    200 g farina di mandorle
•    scorza grattugiata di limone o arancia
•    zucchero a velo q.b.

Preparazione
Monta le uova con lo zucchero fino a renderle chiare. Incorpora la ricotta setacciata e la scorza di agrumi. Aggiungi la farina.

Versa in una tortiera imburrata e infarinata. Cuoci in forno statico a 170–180°C per 40–45 minuti. Lascia raffreddare e spolvera con zucchero a velo.

Risulta soffice e umida naturalmente, come nella versione più semplice delle monache.

Smeuïge polenta met gebakken paddenstoelen

Dit vegetarische wintergerecht is eenvoudig, lekker en in 20-25 minuten klaar.

Ingrediënten (voor 2 personen)

  • 150 gram instant polenta
  • 400 ml water
  • zout en peper naar smaak
  • 300 gram paddenstoelen (champignons of gemengde paddenstoelen)
  • 1 teentje knoflook
  • 2 eetlepels olijfolie
  • gehakte peterselie of tijm

Bereiding
Paddenstoelen:
Maak de paddenstoelen schoon en snijd ze in plakjes. Verhit de olie met de geplette knoflook in een pan en voeg de paddenstoelen, zout en peper toe. Bak 8-10 minuten tot ze goudbruin zijn.

Polenta:
Breng gezouten water aan de kook en voeg al roerende langzaam de instant polenta toe. Kook het 5 minuten of volgens instructie op de verpakking tot de polenta romig is. Verdeel de smeuïge polenta over de borden en schep de gebakken paddenstoelen erover. Garneer met de gehakte peterselie of tijm.

Kandinsky e l’Italia

La mostra ospitata al Museo MA*GA di Gallarate, in provincia di Varese, dal 30 novembre al 12 aprile 2026, offre un nuovo sguardo sul maestro dell’astrattismo attraverso un percorso che mette in relazione la sua opera con le ricerche italiane del Novecento. 

La grande esposizione riunisce circa 130 opere provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, tra cui quelle della Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, e propone un dialogo tra Kandinsky e artisti come Fontana, Licini, Melotti, Accardi, Dorazio, oltre a figure internazionali quali Klee, Miró, Arp e Calder.

Il risultato è un viaggio intenso nella nascita e nello sviluppo dell’astrazione, che mostra quanto il linguaggio visionario di Kandinsky abbia influenzato profondamente la scena artistica italiana.  La mostra è un invito al pubblico a riscoprire la forza innovatrice di uno dei grandi protagonisti del Novecento.

https://www.museomaga.it

Polenta morbida con funghi trifolati

Pronta in 20–25 minuti, è un piatto invernale vegetariano molto semplice e gustoso.

Ingredienti (per 2 persone)

  • 150 g di polenta istantanea
  • 400 ml di acqua
  • sale e pepe q.b.
  • 300 g di funghi (champignon o misti)
  • 1 spicchio d’aglio
  • 2 cucchiai di olio d’oliva
  • prezzemolo tritato o timo


Preparazione
Per i funghi:
Pulire e affettare i funghi. In una padella scaldare l’olio con l’aglio schiacciato; aggiungere i funghi, sale e pepe. Cuocere per 8–10 minuti finché non sono dorati.

Per la polenta:
Portare l’acqua salata a bollore, quindi versare la polenta istantanea a pioggia, mescolando. Cuocere per 5 minuti o secondo le istruzioni, finché non è cremosa.
Versare la polenta morbida nei piatti e completare con i funghi trifolati.

Linzenballetjes uit de oven

Krokant van buiten en zacht van binnen, perfect met een groentegerecht of tomatensaus.

Ingrediënten (voor 2–3 personen)

  • 200 g gekookte linzen (al gekookt of uit blik, uitgelekt)
  • 1 ei
  • 40 g paneermeel
  • 30 g geraspte Parmezaanse kaas (of pecorino, als je dat liever hebt)
  • 1 teentje knoflook, fijngehakt
  • 1 eetlepel fijngehakte peterselie
  • zout en peper naar smaak
  • extra vierge olijfolie

Bereiding

Mix de linzen grof met een mixer, doe het mengsel in een kom en voeg het ei, paneermeel, Parmezaanse kaas, knoflook, peterselie, zout en peper toe.

Kneed met je handen tot een zachte maar vormbare massa. Is het mengsel te vochtig, voeg dan wat extra paneermeel toe. Vorm balletjes ter grootte van een walnoot.

Leg ze op een met bakpapier beklede bakplaat, bestrijk ze met een beetje olijfolie en bak ze in een voorverwarmde oven op 190°C gedurende 25 minuten, tot ze goudbruin zijn. Draai ze halverwege om.

Serveer met een groentegerecht of met warme tomatensaus en basilicum, zoals de klassieke gehaktballetjes in tomatensaus.

Mai assaggiate le banane italiane?

Il colosso Chiquita ha avviato la coltivazione di banane in Italia per la prima volta. La prima fase del progetto prevede la piantagione di 20.000 alberi di banane biologiche in Sicilia, che dovrebbero portare i primi frutti italiani sul mercato a partire dal 2026. Se ne occuperà la cooperativa agricola Alba Bio in Sicilia con la piantumazione nei terreni tra Marsala e Campobello di Mazara, nel sud dell’isola. 

Non solo bananeti: la tropicalizzazione del clima sta avendo un impatto sempre più tangibile nel sud del Paese. In Sicilia, ma anche in Calabria e parte della Puglia, la coltivazione di frutti originariamente tropicali è diventata una realtà negli ultimi anni con la produzione di avocado, mango, papaia e frutto della passione.

Le banane non sono del tutto una novità in Sicilia: negli ultimi anni alcune cooperative e aziende agricole, soprattutto nel Palermitano, avevano già sperimentato con successo piccole coltivazioni locali, dimostrando che il clima mediterraneo – sempre più caldo e stabile – può funzionare con piante tipicamente tropicali.