Sapevate che la carbonara è una ricetta americana, i tortellini bolognesi avevano il ripieno di pollo, il pomodoro di Pachino è stato creato in Israele? Non solo, fino alla metà del secolo scorso la maggior parte degli italiani non conosceva la pizza e in Sicilia il consumo di riso era pari a zero, con buona pace della disputa tra arancini e arancine. Insomma: tantissimi prodotti tipici italiani, gran parte dei piatti e la stessa dieta mediterranea sono buonissimi, ma le leggende di storia e sapienza che li accompagnano sono invenzioni molto più recenti, per lo più degli anni Settanta. La ricerca storica quasi sempre smentisce le origini arcaiche delle nostre specialità culinarie, facendoci scoprire che molte ricette cui attribuiamo radici antichissime…sono in realtà invenzioni recenti. Con “DOI – Denominazione di origine inventata”, Alberto Grandi, professore di “Storia dell’alimentazione” e preside del corso di laurea in “Economia e management” all’Università di Parma ha creato un podcast molto divertente e un libro autorevole, che farà arrabbiare tutti coloro che sono innamorati del grande mito della tipicità italiana.
Non è solamente uno dei brani più iconici dei Matia Bazar. Ti sento è anche un piccolo grande cult del pop elettronico italiano che negli Anni ’80 ha conquistato il pubblico internazionale, tanto da finire ai primi posti nelle classifiche in Belgio, Germania e Paesi Bassi. Un brano che ancora oggi fa venire i brividi sulla pelle, grazie alla voce meravigliosa di Antonella Ruggiero. Ti sento ha conquistato il dj francese Bob Sinclar che – da grande appassionato di Italo Disco – ha proposto una versione remixata dopo trentotto anni dall’uscita dell’originale, dopo il grande successo della sua rivisitazione di A far l’amore di Raffaella Carrà. E a voi quale versione piace di più?
Il testo
La parola non ha Né sapore, né idea Ma due occhi invadenti Petali d’orchidea Se non ha anima, anima Ti sento La musica si muove appena Ma è un fuoco che mi scoppia dentro Ti sento Un brivido lungo la schiena Un colpo che fa pieno centro Mi ami o no? Mi ami o no? Mi ami Che mi resta di me Della mia poesia Mentre l’ombra del sogno Lenta scivola via Se non ha anima, anima Ti sento Bellissima statua sommersa Seduti, sdraiati, impacciati Ti sento Atlantide, isola persa Amanti soltanto accennati Mi ami o no? Mi ami o no? Mi ami o no? Ti sento Deserto, lontano miraggio La sabbia che vuole accecarmi Ti sento Nell’aria un amore selvaggio Vorrei incontrarti Mi ami o no? Mi ami o no? Mi ami o no? Ti sento Vorrei incontrarti
Ci sono storie che vanno raccontate al cinema. La talentuosa Paola Cortellesi ce lo sta dimostrando con il suo film campione di incassi italiano C’è ancora domani.
Al suo debutto alla regia l’attrice convince, emoziona con un film sorprendente e intimo, girato completamente in bianco e nero ambientato nella Roma del dopoguerra.
Nell’italia divisa tra liberazione e i postumi della guerra, la protagonista Delia troverà il coraggio di rovesciare i piani prestabiliti e immaginare un futuro migliore, per se e la sua famiglia. Un racconto di speranza e determinazione incantevole.
Si ride, ci si commuove, si prova rabbia e sollievo. Soprattutto si applaude allo schermo, dai cinema arrivano cronache di scrosci e probabili standing ovation. Non vediamo l’ora di poterlo vedere nei cinema olandesi!
Italo Calvino (Santiago de Las Vegas de La Habana, 15 ottobre 1923 – Siena, 19 settembre 1985) è stato uno dei narratori che più ha plasmato la letteratura italiana contemporanea sia per le opere che per l’impegno politico e civile. L’autore cardine del secondo Novecento non è stato soltanto uno dei più grandi scrittori italiani di sempre, ma ci ha lasciato un’immensa eredità tra romanzi, racconti, fiabe, saggi e molte altre opere.
In occasione del centesimo anniversario della nascita dello scrittore, Wikipedia ha analizzato le visualizzazioni delle pagine dedicate all’autore e alle sue opere. Sul podio si trovano Il barone rampante con 90.388 visualizzazioni, Il sentiero dei nidi di ragno con 88.590 e Il visconte dimezzato con 61.587, incluso tra i primi cento tra i bestseller della classifica di Amazon. Nato a Cuba per ragioni familiari, Italo Calvino riposa nel cimitero di Castiglion della Pescaia, davanti a quel mare toscano da lui tanto amato fino agli ultimi giorni della sua vita.
Carlo Goldoni la definì “una penisola piantata nelle lagune”. Né padovana, né veneziana, né rodigina, Chioggia è un mondo a parte, incastonata a cinquanta chilometri da ciascuna delle tre città venete. In tanti la conoscono per il celebre mercato del pesce, fra i più amati e rinomati d’Italia e per i peoci (le cozze), i caparossoi (le vongole veraci) e le bevarasse (i lupini). È di diritto uno dei luoghi dove poter gustare il miglior pescato del Mare Adriatico che arriva fresco sui bragozzi, tradizionali pescherecci con le vele dipinte a mano e figure sacre riprodotte a prua. Chioggia è rinomata anche per i suoi ortaggi che grazie a caratteristiche uniche dei terreni assumono un sapore intenso, pieno, inconfondibile. Dal radicchio rosso Igp alla zucca di Chioggia, nessuna eccellenza nasce per caso e vanta anzi secoli di selezione e duro lavoro contadino.
La coltivazione della terra a Chioggia ha origine antiche. Per il radicchio ci sono documentazioni certe a partire dal 1700, quando in città esistevano diverse associazioni, tra cui la “Scuola di San Giovanni di Ortolani” che, con i suoi 544 allievi, era seconda solo a quella dei pescatori. Già Plinio il Vecchio narrava di orti lussureggianti che facevano risplendere di colori i litorali chioggiotti, così come l’uso terapeutico e alimentare delle cicorie locali. Le zone ortali si distinguevano principalmente in orti lagunari e orti litoranei con differenze sostanziali per la composizione stessa dei terreni e le difficoltà di lavorazione. La produzione degli orti lagunari era destinata al consumo locale o per i mercati vicini ed era principalmente costituita da insalate, cavolfiori, fagiolini, carciofi, piselli. Gli orti litoranei, invece, erano utilizzati soprattutto per prodotti da esportazione come patate precoci, cavolfiori, cipolle grazie al mix di sabbia e falde di acqua.
Il camper si conferma vacanza sostenibile e rigenerante, perché predilige il contatto con la natura e l’ambiente, l’esplorazione dei luoghi, l’attività fisica all’aria aperta, il relax e l’autonomia. Il trend di questo comparto turistico è continua e in inarrestabile crescita. Del resto, il turismo open air segue il boom turistico registrato dall’Italia in occasione della Pasqua, vera apertura della stagione. Ma, dove andare? Ecco tre itinerari consigliati in Friuli Venezia Giulia, Sicilia e nelle Marche.
Sportland (Friuli Venezia Giulia)
Tra falesie, laghetti, boschi e storici vigneti, si può scegliere un itinerario nord-sud da Ampezzo (Ud) a Nimis attraversando 15 Comuni che seguono sempre il Tagliamento (Villa Santina, Arta Terme, Tolmezzo, Verzegnis, Venzone, Bordano, Trasaghis, Gemona, Osoppo, Montenars, Forgaria nel Friuli, Artegna, Tarcento, Buja). Il percorso è ricco di oasi naturalistiche incontaminate: dove fare trekking, bicicletta, yoga o semplicemente respirare l’aria di montagna e quella ricca di ozono delle cascate. E tra natura e cultura carnica, è possibile immergersi nella cucina multietnica che fa tesoro delle tradizioni delle vicine Austria e Slovenia, con le rispettive contaminazioni ungheresi, boeme e perfino turche.
Aree parking camper: Ampezzo – Sosta Camper Ampezzo (con servizi, via Laucjit 6), Arta Terme (parcheggio con 5 stalli e servizi, via Nazionale 1), Venzone (parcheggio con 20 stalli, via dei Fossati), Venzone (parcheggio Scuole, via Mistruzzi 1), Trasaghis – Camping Lago dei tre comuni (via Tolmezzo 52), Trasaghis (parcheggio, strada regionale 512), Gemona – Area hotel Willy (con servizi, via Bariglaria 164), Gemona (parcheggio, via Dante Alighieri), Gemona (parcheggio con servizi, piazzale Mons. Battista Monai 1).
Una spiaggia al giorno (Marche)
140 km di lungomare dividono la pesarese Fano dall’ascolana San Benedetto del Tronto. L’itinerario è consigliato per chi vuol passare dalle coste sabbiose a quelle di sassolini che scivolano nelle acque di un Adriatico che si fa cristallino. Le tappe sono Fano, che ha il suo nome da sempre abbinato alla fortuna, Ancona che dal 387 a.C. significa gomito (Ankòn in greco) per via della sua sporgenza orografica sul mare; e poi giù per la costa a Civitanova Marche, Porto San Giorgio e San Benedetto del Tronto con la sua flotta peschereccia e il pesce a volontà sulle tavole lungo tutto il viaggio.
All’arte e alla storia di questa terra che deve molto alla sua secolare dipendenza dallo Stato Pontificio, si associano una natura rigogliosa e una cucina fatta di sapori semplici, ma intensi e ricchi di antiche tradizioni popolane: dalle focacce Cacciannanze ai Ciarimboli (salumi all’aglio e rosmarino), dalla zuppa Ciavarro ai Cutanèi, gnocchetti all’anatra, dal formaggio di fossa alle olive all’ascolana, al Mistrà che chiude ogni pasto col suo gusto amaro di anice, finocchio selvatico, arance e mele. Molti i campeggi e le aree attrezzate lungo l’intero litorale.
La via dei Fenici (Sicilia)
Chi è a Marsala non può mancare una puntata sull’isola di San Pantaleo, l’antica Mozia, prima colonia fenicia in Sicilia. Un tempo popolosa città, oggi conta una decina di abitanti e vi si arriva solo su traghetti privati che attraversano la laguna salata, le cui acque salgono nel corso della giornata. In due ore si visita praticamente tutto: siti archeologici, necropoli, museo e resti del santuario del VII secolo a.C. La via dei Fenici porta alla seconda e alla terza colonia di questo popolo mediorientale: Palermo e Solunto sul monte Catalfano. A Palermo il primo nucleo fenicio si stanziò dov’è oggi la Cattedrale: necropoli visibile nella caserma Carabinieri del quartiere Cuba.
Aree camper a Marsala città: Area attrezzata Villa Genna (Lungomare Contrada Spagnola 1), Park Camper Stagnone (attrezzato, località Stagnone), Mammacolette Park Camper (attrezzato, località Stagnone), Camping Lilybeo Village (Contrada Bambina 131 B), Beach Sibiliana (attrezzato, Contrada Fossarunza 205 z), Parcheggio Salato (attrezzato, via Colonnello Maltese), Parcheggio del museo archeologico (via Boeo), Parcheggio (via Vincenzo Florio), Area di sosta (Contrada Spagnola), Parcheggio Nautisub S. Teodoro (attrezzato, via S. Teodoro 62), Parcheggio Oro Bianco (Contrada Ettore Infersa). Molte le aree attrezzate a Palermo.
Se siete appassionati del patrimonio artistico, delle grandi o piccole storie dei paesi italiani, amanti delle specialità culinarie o artigianali, fanatici delle escursioni o delle feste paesane, il programma tv i Borghi più belli d’Italia è perfetto per voi. La trasmissione Rai (www.rai.it/borgodeiborghi) permette di scoprire dei luoghi eccezionali, selezionati per la loro bellezza, la loro architettura o per la qualità della vita. Un viaggio televisivo pieno di curiosità attraverso l’Italia più autentica e meno conosciuta, che ogni anno seleziona venti borghi che si sfidano per contendersi lo scettro del più bello della Penisola.
Ronciglione, in provincia di Viterbo, si è aggiudicato il concorso 2023. Il centro della Tuscia, a pochi passi dal lago di Vico, è stato scelto tra i 20 in gara, al secondo posto si è piazzato Sant’Antioco in Sardegna e al terzo Salemi in Sicilia.
Quali erano i Borghi in gara?
Casoli (Chieti) in Abruzzo Miglionico (Matera) in Basilicata Diamante (Cosenza) in Calabria Cetara (Salerno) in Campania Bagnara di Romagna (Ravenna) in Emilia-Romagna Marano Lagunare (Udine) in Friuli-Venezia Giulia Ronciglione (Viterbo) nel Lazio Campo Ligure (Genova) in Liguria Bellano (Lecco) in Lombardia Esanatoglia (Macerata) nelle Marche Monteroduni (Isernia) in Molise Castagnole Delle Lanze (Asti) in Piemonte Castro (Lecce) in Puglia Sant’Antioco (Carbonia-Iglesias) in Sardegna Salemi (Trapani) in Sicilia Campiglia Marittima (Livorno) in Toscana Bondone (Trento) in Trentino-Alto Adige Citerna (Perugia) in Umbria Issogne (Aosta) in Valle d’Aosta Possagno (Treviso) in Veneto
Conoscete le Cittaslow? Lentezza positiva, economia circolare, resilienza, sostenibilità e cultura, giustizia sociale. Sono alcuni dei principi guida di Cittaslow, associazione che raggruppa piccoli comuni e città in tutto il mondo, fondata nel 1999 a Orvieto. L’obiettivo delle Città del Buon Vivere, il cui slogan è “innovation by tradition”, è quello di preservare lo spirito della comunità, trasmettendo memoria e conoscenza alle nuove generazioni, per renderle consapevoli del loro patrimonio culturale.
Oggi Cittaslow è un marchio di qualità presente in 88 comuni italiani, connessi a una grande rete internazionale. Un circuito di eccellenza, che vede ogni anno la realizzazione di progetti che concretamente migliorano la vita dei cittadini e del pianeta.
Si spazia dai piccoli centri con poche centinaia di abitanti, come Grumes Altavalle, Usseglio, Parrano, alle grandi città italiane come Trani, Gravina in Puglia, Belluno, Castello Cabiaglio e Abbiategrasso per citarne qualcuna.
A livello internazionale, sono ben 300 le città che hanno aderito a Cittaslow, distribuite in 33 Paesi. La maggior parte in Europa, ma anche in Canada, Usa, Brasile e Colombia, Sudafrica e Mozambico, Australia, Cina, Taiwan, Giappone e Sud Corea. Lo sapete che sono ben 10 le città slow presenti in Olanda? Sono Alphen-Chaam, Borger-Odoorn, Echt-Susteren, Eijsden-Margraten, Gulpen-Wittem, Heerde, Midden-Delfland, Peel en Maas, Vaals e Westerwolde. https://www.cittaslow.org/network/dutch-national-network
I valori che animano e motivano le Cittaslow sono diversi, ma si possono riassumere in alcuni principi guida che sono alla base del movimento.
Il primo di questi è la lentezza positiva, che significa riappropriarsi del tempo necessario per crescere, socializzare, apprezzare la cultura, la natura e il cibo locale salutare, rispettando i ritmi naturali di ogni essere vivente. Il secondo principio è l’economia circolare. Se estrarre, produrre, utilizzare e gettare rappresenta lo schema tradizionale, questo nuovo modello implica condivisione, riutilizzo, riparazione, riciclo dei materiali per allungare il ciclo di vita dei prodotti, ridurre i rifiuti e generare ulteriore valore.
La resilienza, oggi termine abusato, già da anni rappresenta il terzo principio di Cittaslow. Mettere in valore quello che si è e quello che si ha, senza autodistruggersi: è uno dei cardini del movimento, un vero e proprio programma per il presente e il futuro. Non poteva mancare un quarto principio dedicato a sostenibilità e cultura per valorizzare il patrimonio locale, utilizzare le risorse sociali, promuovere azioni di inclusione e di responsabilità condivisa.
Infine il quinto principio, che funge anche da collante per tutti gli altri, è quello della giustizia sociale. In un mondo globalizzato e interconnesso, come quello in cui viviamo, non c’è futuro di qualità se non garantendo convivenza civile e pace tra i popoli.
Per diventare Cittaslow ogni meta deve superare uno specifico processo di certificazione. Le città aderenti sono unite dal desiderio di dare un futuro di qualità alle presenti e nuove generazioni. È una sfida globale attuale per le comunità che vogliono riconciliarsi con il pianeta, progredire e crescere in equilibrio rispettando i propri limiti, a partire dalle proprie radici, tradizioni e storia. Per maggiori informazioni www.cittaslow.it
Classe 1988, Marco Mengoni è nato a Ronciglione, in provincia di Viterbo, il 25 dicembre. La svolta per la sua carriera è arrivata grazie a X Factor, di cui ha vinto la terza edizione. Conquistando la finale del talent show si aggiudicò un contratto discografico con la Sony e la partecipazione al Festival di Sanremo. Nel 2013 partecipa per la seconda volta al Festival e vince con il brano “L’essenziale” con cui rappresenta l’Italia all’Eurovision Song Contest, classificandosi settimo. Diventato un’icona del pop italiano, ha collezionato un successo dopo l’altro fino al secondo trionfo (dopo dieci anni) nella recente edizione di Sanremo 2023 con il brano Due vite. Una classica canzone melodica italiana che parla dei rapporti interpersonali e mette al centro la relazione più intima, quella con se stessi costruita grazie a diverse esperienze. Un invito a vivere e godersi realmente ogni momento, da quelli di noia, anche solo apparente, ai sentimenti più accesi, come fosse l’ultimo istante a nostra disposizione.
Testo L’Addio di Coma_Cose
Essere veri quanto può far male Quando non è concesso litigare Per non deludere le aspettative Dopo sei anni di diapositive Nel camerino il pianto cola il trucco Restare zitti per non maledirsi Come un silenzio che racconta tutto La cicatrice quando togli il piercing Davanti al mio cuore c’è una ringhiera Sul tuo che è sempre stato uno strapiombo Lo sai che mi è piaciuto anche caderci Sì, però mica puoi toccare il fondo Magari è solo questa vita strana Con le valigie sempre mezze fatte Magari è solo che ci si allontana Se si vuole ciò che si combatte E sparirò ma tu promettimi che Potrò sempre ritornare da te Se mi dimentico me, com’ero Quando l’orgoglio era ancora intero E comunque andrà L’addio non è una possibilità E forse arriverà davvero il giorno In cui diventerai solo un ricordo O ce ne andremo via come uno stormo Che con l’autunno poi farà ritorno Quel tempo trascorso Non puoi cancellarlo Ti resta sul volto Sarò come quel fumo Che disegna sul muro La cornice che hai tolto C’era una foto dove ci guardiamo Gli occhi felici dopo i giorni brutti Ed ogni tanto lo dimentichiamo Ma il nostro fuoco lo hanno visto tutti Forse diventeremo due stranieri In viaggio su respiri più leggeri Chissà se piloti o passeggeri E sparirò ma tu promettimi che Potrò sempre ritornare da te Se mi dimentico me, com’ero Quando l’orgoglio era ancora intero E sparirai ma tu promettimi che Vorrai sempre ritornare da me Se ti dimentichi te com’eri Quando non c’ero tra i tuoi pensieri E comunque andrà L’addio non è una possibilità Non è una possibilità
Ti segnaliamo l’interessante seminario prodotto e organizzato da Carmelinda Gentile e il Korego Theater Group Amsterdam. Avrà come tema la formazione della collettività corale, la nascita di un’entità collettiva che mette la sua individualità a servizio dell’insieme. Si approfondirà pertanto la figura del Corego, responsabile nell’antica Grecia del reclutamento degli attori coreuti tra i cittadini. E si permetterà ai partecipanti al corso di cimentarsi nello studio della tecnica corale così come accadeva nel mondo antico.
Date: 25 e 26 marzo Orario: dalle 10 alle 14 e dalle 15 alle 18 Luogo: Pand P (Leenderweg 65, Eindhoven) Costo: 150 euro a persona Minimo 15, massimo 20 partecipanti Le iscrizioni devono pervenire entro il 28 febbraio